Alessandro Capozzo (1970), media artist e designer si occupa da diverso tempo di arte digitale rivolgendo in particolare la sua attenzione all'ambito delle poetiche del software. Attualmente la sua ricerca si focalizza nella creazione di software estetici generativi/interattivi e di installazione multimediali.
Sinetsi di questo percorso è il progetto Abstract-Codex il cui principale obiettivo consiste nell'indagare le possibilità offerte dalla programmazione come medium espressivo. In quest'ottica il codice è la materia formante l’opera digitale e allo stesso tempo processo creativo (svelato): gli algoritmi e le strategie computazionali emergono quindi come elementi costruttivi minimi e generatori di micro/macro organizzazioni formali. Questo approccio si prefigge il raggiungimento di una modulazione coerente della soggettività dei contenuti attraverso un uso idiomatico del medium.
Alessandro Capozzo vive e lavora a Milano.
EXUVIA è un'installazione mix mediale che Alessandro Capozzo ha messo in opera con l'artista Katja Noppes. Essa consiste di un materiale sintetico semitrasparente, calco di un computer e delle sue periferiche, e di un display LCD con una resina epossidica che lo ricopre. Una rappresentazione delle ali di un libellula è stata stampata nella resina grazie a diversi processi analogici; un software semi-generativo è poi visualizzato sul display LCD. Un set di attrattori guida quindi un flusso automatizzato che scorre attraverso le linee di forza delle ali. L'interazione quindi tra un medium analogico e uno digitale, lascia intatte alcune proprietà di entrambi gli elementi, creando al contempo una sintesi dei due. Il focus dell'installazione è quello di suggerire un flusso narrativo a partire da una metamorfosi, riferito alla crisalide vuota (exuvia) come memoria stampata di un oggetto assente, per arrivare al culmine dell'apertura delle ali. Vitale, delicata ed effimera, come solo un software può essere
Katja Noppes nasce a Starnberg (Monaco di Baviera) nel 1967. Nel 1992 si diploma in scenografia presso l'Accademia di Brera a Milano. Ad inizio carriera, nei primi anni novanta, si occupa di videoarte succesivamente si dedicherà alla pittura e alla ricerca sui materiali interpretati come trasduttori ed estensioni del corpo umano.
La disamina dei mutamenti percettivi operanti nel nostro quotidiano offrono il substrato su cui si evolve la sua ricerca artistica:
- Le tecnologie e i grandi sistemi di comunicazione, con la loro soverchiante velocità e mutevolezza, ci inducono ad un inedito conflitto tra perdita di memoria (biologica e sociale) ed estensione artificiale della stessa.
- La progressiva distruzione dell'ambiente in cui viviamo, oltre a richiedere una precisa ridefinizione del rapporto uomo - natura, provoca un significativo spostamento dei nostri paradigmi estetici.
Gli effetti di queste due mutazioni inducono l'artista ad esplorare le superfici sulle quali gli uomini e i fenomeni naturali tracciano la loro presenza. Un archivio di tracce lasciate dalle più diverse forme di vita, così può essere visto il lavoro di Katja Noppes, dal quale emerge una visione poetica altrimenti indecifrabile per i nostri sensi saturi di stimoli.
Sinetsi di questo percorso è il progetto Abstract-Codex il cui principale obiettivo consiste nell'indagare le possibilità offerte dalla programmazione come medium espressivo. In quest'ottica il codice è la materia formante l’opera digitale e allo stesso tempo processo creativo (svelato): gli algoritmi e le strategie computazionali emergono quindi come elementi costruttivi minimi e generatori di micro/macro organizzazioni formali. Questo approccio si prefigge il raggiungimento di una modulazione coerente della soggettività dei contenuti attraverso un uso idiomatico del medium.
Alessandro Capozzo vive e lavora a Milano.
EXUVIA è un'installazione mix mediale che Alessandro Capozzo ha messo in opera con l'artista Katja Noppes. Essa consiste di un materiale sintetico semitrasparente, calco di un computer e delle sue periferiche, e di un display LCD con una resina epossidica che lo ricopre. Una rappresentazione delle ali di un libellula è stata stampata nella resina grazie a diversi processi analogici; un software semi-generativo è poi visualizzato sul display LCD. Un set di attrattori guida quindi un flusso automatizzato che scorre attraverso le linee di forza delle ali. L'interazione quindi tra un medium analogico e uno digitale, lascia intatte alcune proprietà di entrambi gli elementi, creando al contempo una sintesi dei due. Il focus dell'installazione è quello di suggerire un flusso narrativo a partire da una metamorfosi, riferito alla crisalide vuota (exuvia) come memoria stampata di un oggetto assente, per arrivare al culmine dell'apertura delle ali. Vitale, delicata ed effimera, come solo un software può essere
Katja Noppes nasce a Starnberg (Monaco di Baviera) nel 1967. Nel 1992 si diploma in scenografia presso l'Accademia di Brera a Milano. Ad inizio carriera, nei primi anni novanta, si occupa di videoarte succesivamente si dedicherà alla pittura e alla ricerca sui materiali interpretati come trasduttori ed estensioni del corpo umano.
La disamina dei mutamenti percettivi operanti nel nostro quotidiano offrono il substrato su cui si evolve la sua ricerca artistica:
- Le tecnologie e i grandi sistemi di comunicazione, con la loro soverchiante velocità e mutevolezza, ci inducono ad un inedito conflitto tra perdita di memoria (biologica e sociale) ed estensione artificiale della stessa.
- La progressiva distruzione dell'ambiente in cui viviamo, oltre a richiedere una precisa ridefinizione del rapporto uomo - natura, provoca un significativo spostamento dei nostri paradigmi estetici.
Gli effetti di queste due mutazioni inducono l'artista ad esplorare le superfici sulle quali gli uomini e i fenomeni naturali tracciano la loro presenza. Un archivio di tracce lasciate dalle più diverse forme di vita, così può essere visto il lavoro di Katja Noppes, dal quale emerge una visione poetica altrimenti indecifrabile per i nostri sensi saturi di stimoli.
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